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La politica in Campania: la politica esiste davvero oppure esiste soltanto quando serve un politico?

 Una delle definizioni più tradizionali della politica è quella di gestione della «cosa pubblica», o come direbbero quelli bravi « res publica ». una definizione molto semplice: c'è un bene comune e c'è qualcuno che lo amministra. Che poi questo "qualcuno" venga scelto tramite elezioni, nasca re, o decida di prendersi il potere con la forza, è un aspetto storico. il punto è che la politica dovrebbe essere cura del bene di tutti. Eppure, osservando la realtà campana (ma potrei benissimo estendere il discorso verso altre regioni del sud o altri contesti), emerge una dinamica molto particolare: la res publica  sembra diventare realmente pubblica solo durante le campagne elettorali.  Strade asfaltate per magia e quartieri ripuliti all'improvviso. Promesse di servizi, incontri, ascolto e vicinanza. in quei (in questi) mesi sembra possibile tutto, anche chiu pilu pi tutti. Poi arrivano le elezioni e subito dopo, come al risveglio da un bellissimo sogno, l'attenzione...

L'ONU non è il governo del mondo

 Una cosa che penso sia necessaria da capire è che l'ONU non è il governo del Mondo. Anzi, non si avvicina neanche un po' ad esserlo. L'ONU è un'istituzione internazionale il cui fine è, per un verso, nobile, e per l'altro, indefinito:  Il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale. •  È  nobile , perché è vero che, dalla sua nascita e soprattutto dopo la fine della Guerra Fredda, è stata capace di limitare, rispetto al passato, l’uso della violenza da parte dei singoli Stati (non tutti compresi all’inizio, ovviamente), soprattutto in un periodo in cui si sono poste al centro di un sistema internazionale composto oggi da una miriade di  organizzazioni internazionali (OI). • È invece indefinito, perché come si potrebbe mai spiegare davvero il significato di "mantenimento della pace e della sicurezza internazionale"? L'ONU non elimina la violenza internazionale dal contesto globale, ma la concentra su se stessa. In apparenza sarebbe un...

L'ennesima buffonata della CGIL: Scioperare per Gaza

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 La CGIL, il più grande sindacato italiano, guidato dal sempre inconcludente Maurizio Landini, che a dirla tutta a me sta anche simpatico, anzi, gli darei una tessera di partito di Fratelli D'Italia ad honorem dato che è uno di quelli più prolifici nel portare voti al partito. detto questo, Maurizio Landini ha deciso di indire per venerdì un nuovo sciopero. Fin qui nulla di nuovo: i sindacati in Italia vivono di scioperi come i parassiti vivono di sangue altrui. Ma la vera perla è la motivazione: GAZA. Ora domanda semplice: ma che cazzo c'entriamo noi? Che legame avrebbe l'operaio metalmeccanico di Brescia con i miliziani di Hamas o con i carri armati israeliani? Nessuno, ovviamente. Ma a Landini serve la sceneggiata. uno sciopero in Italia per Gaza ha lo stesso valore di una manifestazione di protesta dei pescatori islandesi contro il traffico di Roma: ZERO, come direbbe il mio idolo politico Dominik Tarczynsky. Anzi peggio che zero, perché l'unico effetto reale sarà b...

Per Sergio Ramelli

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In ricordo di Sergio Ramelli nel giorno del suo attentato 50 anni dopo quel vergognoso giorno...  Sergio Ramelli era un ragazzo come tanti, come me e come molti altri. Aveva una famiglia, frequentava la scuola e, addirittura, aveva delle idee. Peccato che, per il semplice fatto di avere opinioni diverse, fu perseguitato e odiato per questo “grave” crimine. Era un giovane appassionato di politica e per questo si iscrisse al movimento che sentiva più vicino, il Fronte della Gioventù (MSI).  Si distingueva per la sua partecipazione attiva e non nascondeva mai le sue posizioni politiche. Non era un fanatico, non era un violento, era un ragazzo tranquillo.  Un giorno scrisse un tema in cui espresse critiche contro le Brigate Rosse e contro il mondo politico per il silenzio sulla morte di due militanti dell’MSI.  Da quel momento si scatenò contro di lui un clima di odio e continue provocazioni da parte dell’estrema sinistra, che coinvolsero anche la sua famiglia. La madre ...

Contro la neutralità: perché la Libertà di parola è sempre polemica

  Mi sono chiesto spesso: sono un conservatore o un liberale? Dare una risposta non è semplice, perché entrambi i termini portano con sé un carico di valori, ideali e prospettive che non sempre si allineano con una visione personale complessa. Tuttavia, se dovessi scegliere, direi che mi identifico più con il conservatorismo, e vorrei spiegare il perché attraverso un esempio. Se ci riflettiamo, la ‘libertà di parola’ è uno dei concetti che meglio evidenzia l’apparente contraddizione delle società liberali moderne. Per sua natura, la libertà di parola dovrebbe implicare la possibilità di esprimere qualsiasi opinione, senza restrizioni. Tuttavia, nelle società liberali contemporanee, questa libertà viene limitata e regolamentata. In pratica, si può esprimere liberamente solo ciò che rientra entro confini prestabiliti. Paradossalmente, non è consentito mettere in discussione la stessa libertà di pensiero – eppure, anche questo è un pensiero. Questo ci porta a una conclusione: una vera...

Peggio dei guerrafondai, soltanto i pacifisti

Il peggior guerrafondaio, è proprio il pacifista. Il pacifista non può realmente uscire dal contesto della guerra, poiché pace e guerra sono due facce della stessa medaglia, il cui metallo è la politica. La guerra è la variabile indipendente, mentre la pace è quella dipendente, perché definita solo in modo negativo. La pace, infatti, non è altro che assenza di guerra: dipende dalla guerra per essere compresa e definita. Come sostiene Tucidide, la pace non è una condizione stabile o permanente, ma una tregua temporanea tra i conflitti. Per lui, la pace è semplicemente l’intervallo tra una guerra e la successiva. Se è vero che non può esistere una guerra senza pace, è altrettanto vero che non può esistere una pace senza guerra.  Dove voglio arrivare?  Voglio dire che un pacifista, nella sua lotta per una pace perpetua, finisce per trovarsi, nei casi estremi, nella necessità di fare una “guerra alla guerra”. In altre parole, il pacifista, pur di eliminare tutte le guerre, si ritr...

La nostra libertà in mano agli invasori

L'EUROPA IN MANO AGLI ISLAMICI Già le religioni mi stanno sul gozzo, quella musulmana mi fa addirittura ribrezzo. Bisogna ricordare che ci sono differenze gigantesche tra cristianesimo e islam. Dalla Pace di Vestfalia nel 17° secolo, l'Europa ha intrapreso un processo di continua laicizzazione, mettendo da parte la visione teologica. Questo trattato ha ridimensionato l'influenza esclusiva della Chiesa cattolica romana, aprendo la strada alla sovranità nazionale, all'indebolimento dell'autorità religiosa e allo sviluppo del diritto internazionale. Al contrario, nel mondo islamico, i conflitti tra wahhabiti, sunniti e sciiti, pur presenti, sono stati meno distruttivi e non hanno mai avviato un processo di laicizzazione. La principale differenza è di tipo giuridico. Il cristianesimo si sovrappone alla cultura romana e non ne conquista mai il diritto, il sistema giuridico. Il diritto canonico è un diritto interno alla Chiesa, mentre il diritto della società europea è se...