Contro la neutralità: perché la Libertà di parola è sempre polemica
Mi sono chiesto spesso: sono un conservatore o un liberale? Dare una risposta non è semplice, perché entrambi i termini portano con sé un carico di valori, ideali e prospettive che non sempre si allineano con una visione personale complessa. Tuttavia, se dovessi scegliere, direi che mi identifico più con il conservatorismo, e vorrei spiegare il perché attraverso un esempio.
Se ci riflettiamo, la ‘libertà di parola’ è uno dei concetti che meglio evidenzia l’apparente contraddizione delle società liberali moderne. Per sua natura, la libertà di parola dovrebbe implicare la possibilità di esprimere qualsiasi opinione, senza restrizioni. Tuttavia, nelle società liberali contemporanee, questa libertà viene limitata e regolamentata. In pratica, si può esprimere liberamente solo ciò che rientra entro confini prestabiliti.
Paradossalmente, non è consentito mettere in discussione la stessa libertà di pensiero – eppure, anche questo è un pensiero. Questo ci porta a una conclusione: una vera libertà di parola, come la libertà in generale, potrebbe esistere solo in un contesto anarchico, in cui prevalga la legge del più forte. La libertà di parola, dunque, non è affatto indipendente né neutrale; è, piuttosto, polemica. Non è una concessione assoluta, ma uno strumento con cui la società protegge se stessa da ciò che percepisce come una minaccia.
Non sto proponendo l’anarchia come soluzione; ciò che propongo è un approccio più realistico alla nostra comprensione delle leggi, delle libertà e dei diritti. Questi non sono elementi neutri o obiettivi: sono strutture polemiche, atte a preservare l’ordine sociale liberale e a difenderlo da chi ne mette in discussione l’esistenza.
Il mio invito non è di ripudiare il liberalismo, ma di riconoscere che esso non è esente da rischi e contraddizioni. È necessario accettare l’intrinseca non-neutralità delle libertà liberali e comprendere che vivere in una società liberale comporta la costante gestione di tensioni e conflitti. Riconoscere che ogni libertà è, in fondo, un compromesso, e che il mantenimento dell’ordine implica inevitabilmente la lotta contro chi rappresenta una minaccia per il sistema stesso.
Per quanto questo, mi identifico più con il conservatorismo. Credo che una società stabile non possa basarsi solo su diritti e libertà teoricamente assoluti; ha bisogno di strutture e valori che, per quanto imperfetti, consentano di gestire le tensioni sociali e proteggano il bene comune. Preferisco un sistema che riconosca i propri limiti e la propria non-neutralità, un sistema che protegga l’ordine e che mantenga un equilibrio realistico tra libertà e responsabilità sociale.
-Giovanni Serretiello
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