La politica in Campania: la politica esiste davvero oppure esiste soltanto quando serve un politico?
Una delle definizioni più tradizionali della politica è quella di gestione della «cosa pubblica», o come direbbero quelli bravi «res publica». una definizione molto semplice: c'è un bene comune e c'è qualcuno che lo amministra. Che poi questo "qualcuno" venga scelto tramite elezioni, nasca re, o decida di prendersi il potere con la forza, è un aspetto storico. il punto è che la politica dovrebbe essere cura del bene di tutti.
Eppure, osservando la realtà campana (ma potrei benissimo estendere il discorso verso altre regioni del sud o altri contesti), emerge una dinamica molto particolare: la res publica sembra diventare realmente pubblica solo durante le campagne elettorali.
Strade asfaltate per magia e quartieri ripuliti all'improvviso. Promesse di servizi, incontri, ascolto e vicinanza. in quei (in questi) mesi sembra possibile tutto, anche chiu pilu pi tutti. Poi arrivano le elezioni e subito dopo, come al risveglio da un bellissimo sogno, l'attenzione svanisce. È come se la politica non fosse gestione della cosa pubblica, ma gestione del consenso. Come se il bene comune fosse uno strumento e che il consenso sia un fine. Da qui non posso non posso non far emergere una domanda che è un sempreverde della scienza politica:
Si vive per fare politica o si fa politica per vivere?
la risposta sicuramente non è immediata. O forse, semplicemente non vi è una sola risposta. Proprio in questo punto che mi viene in mente il Siddharta di Hermann Hesse. Siddharta passa la vita cambiando maestri, strade e credenze. non cerca un salvatore: cerca un cammino. Capisce che nessuno può indicargli la verità già pronta. La verità è nel percorso, non nella meta o nella figura da inseguire. Mi permetto di dire che per me la politica dovrebbe essere responsabilità. come per il Siddharta, anche per la Campania è la ricerca che da senso alla sua esistenza. Avrei anche un idea pungente e a questo punto nemmeno tanto folle:
Forse la Campania dovrebbe rimanere in campagna elettorale perenne.
Perché proprio quando deve essere scelto qualcuno la politica si ricorda di essere politica. nessun "dopo", nessun appiattimento del consenso ma soltanto ricerca, pressione e promesse in tempo reale. meglio il viaggio rispetto alla meta, meglio chi cerca rispetto a chi si adagia e se questo significa campagna elettorale infinita... allora veramente chiu pilu pi tutti.
Commenti
Posta un commento